Classici

I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: «Sto rileggendo…» e mai «Sto leggendo…».

Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.

 

Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.

 

I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra, e dietro di sé, la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o nel linguaggio o nel costume).

 

I classici sono quei libri che per quanto si crede di conoscerli, per sentito dire, tanto più si trovano nuovi, quando si leggono davvero, inaspettati, inediti.

Un classico è un libro con una valenza universale, profonda, magica, misteriosa, al pari di antichi talismani.

 

Un classico è un libro che viene prima di altri classici; ma chi ha letto prima gli altri e poi legge quello, riconosce subito il suo posto nella genealogia.

È classico ciò che tende a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.

È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona.

 

Liberamente tratto da “Perchè leggere i classici”

Italo Calvino

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